Spettacoli

Die Entführung aus dem Serail – Teatro alla Scala, Milano

Torna, alla Scala di Milano, l’intramontabile Die Entführung aus dem Serail (Il ratto dal serraglio) firmato da Giorgio Strehler

Era il 28 luglio 1965, quando, al Festival di Salisburgo, andava in scena per la prima volta Die Entführung aus dem Serail con la regia di Giorgio Strehler e le scene di Luciano Damiani. Uno spettacolo longevo e sempre apprezzato proposto negli anni a Firenze, Venezia, Parigi, Bologna, Napoli, e, soprattutto, dal 1972, alla Scala di Milano. Per capire questa produzione basta affidarsi alle parole dello stesso regista triestino, che in una intervista del 1978 diceva: “Per evidenziare le due anime, che poi sono perfettamente unite, dello spettacolo (musica e parola), io uso due tipi di illuminazione in scena: la luce chiara per la zona-commedia, e la luce scura, che provoca giochi di ombre cinesi, quando la musica entra come fatto fondamentale, e gli attori diventano pure voci e devo toglier loro corporeità.” E ancora: “Cerco sempre di seguire ciò che dice la musica, ciò che ha dentro, e la difficoltà, con un capolavoro del genere, è proprio capire la realtà della musica, verso cui bisogna aver fiducia e lasciarsi guidare con umiltà.” Uno spettacolo importante, e nodale, per il regista che lo riteneva totalmente riuscito e compiuto:”Ci sono opere che rifarei sempre in modo differente, perché forse anni fa non le avevo capite. Questa no”. 

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Jessica Pratt

A Laura Galmarini spetta il compito, non facile, di riprendere questa regia che è quasi una danza settecentesca fatta di silhouettes in continuo scambio fra fiaba e realtà. Lo fa con grazia e rispetto, aiutata dalle luci, mai come in questo caso fondamentali, del sempre impeccabile Marco Filibeck. Uno spettacolo che non sente il peso degli anni e lascia serenamente incantati, andando ad evocare quel senso antico e vero del teatro, quel mondo che si riverbera anche nei movimenti mimici pensati da Strehler e qui ripresi da Marco Merlini, chiaro omaggio ai lazzi e alle movenze sceniche della commedia dell’arte. Relativamente a quanto qui scritto riguardo alla lezione strehleriana, e per molto altro ancora, rimandiamo alle lettura dell’esaustivo volume: “20 lezioni su Giorgio Strehler” (Imola, Cuepress, 2020), di Alberto Bentoglio che ringraziamo sentitamente. 

Sul podio, Thomas Guggeis affronta la partitura mozartiana con grazia e leggendaria, in una lettura pervasa dalle tinte pastello e dalle sonorità soffuse. Nel gesto del giovane direttore, il racconto di questo dramma giocoso prosegue con sensibilità ed eleganza, alternando dinamiche più morbide ed abbozzate, per meglio sottolineare i turbamenti amorosi dei protagonisti, ad altre più marcate e accese, come nelle marce che accompagnano l’ingresso sulla scena del Pascià Selim. Un disegno musicale complessivo sfumato e coinvolgente che, nella sua indubbia aderenza stilistica, non perde mai di nerbo e dimostra, al contrario, uno splendido equilibrio con il palcoscenico. Merito anche della eccellente prova della orchestra scaligera, dalla quale Guggeis riesce ad ottenere una marcata brillantezza sonora.

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Jasmin Delfs e Peter Rose

Di livello il cast vocale.
Trionfatrice della serata è, senza dubbio, la Konstanze di Jessica Pratt. Il soprano possiede una vocalità ben timbrata e dalla spiccata musicalità. La morbidezza dell’emissione e il puntuale controllo del canto sul fiato si combinano in una linea che si dispiega nella pienezza dei centri e nella luminosità di un registro superiore facile e squillante. Nel corso della serata rimaniamo affascinati dalla abilità con cui l’artista riesce a sciorinare virtuosismi ad altezze siderali, come nell’aria di ingresso, o, ancora, a prodursi in delicate, quanto suggestive, mezzevoci come nell’abbandono di dolente patetismo del secondo atto. Giunta all’appuntamento più atteso, poi, la celeberrima “Martern aller Arten”, la belcantista dà fuoco alle polveri e ci regala una esecuzione di gran livello dove scale vertiginose e sciabolate verso la regione sovracuta si susseguono con sbalorditiva naturalezza sino al vorticoso finale, cui segue lo scoppio di un vero e proprio boato di applausi in sala. Degna di nota del pari è, poi, l’interprete, grazie ad un fraseggio elegante e di composta raffinatezza.

Al suo fianco, Daniel Behle è un ottimo Belmonte. Il tenore possiede uno strumento limpido e pastoso in grado di padroneggiare, con il giusto volume, la scrittura mozartiana. La linea, uniforme e musicale, convince nei momenti malinconici, ben sottolineati dal pregevole canto sul fiato, come in quelli più appassionati, evidenziati al meglio dalle precise colorature. Efficace e sempre partecipe, nel fraseggio come nel gesto scenico, l’interprete.

Peter Rose è un Osmin scenicamente travolgente, dal fraseggio quantomai cesellato e variegato. L’artista non perde così occasione per sottolineare la goffaggine e la bonaria ingenuità di questo personaggio, burbero e spietato solo in apparenza. La bravura dell’interprete si accompagna ad una prova vocale complessivamente di buon livello, in ragione di uno strumento sufficientemente ampio e dal colore notturno.

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Daniel Behle

Brilla la Blonde di Jasmin Delfs, dalla vocalità cristallina e ben proiettata. Ragguardevole il controllo tecnico complessivo di uno strumento che si distingue, per facilità e luminosità, specie nella regione superiore, dove si produce, tra l’altro, anche in virtuosismi di notevole precisione. Godibilissima la presenza scenica, in uno con un fraseggio puntuto e malizioso.

Molto bene anche il Pedrillo di Michael Laurenz, dalla linea morbida e ben appoggiata. Stilisticamente appropriato, il tenore riesce a trovare un canto sempre curato ed espressivo, disegnando, così, un personaggio credibile ed ironico. Da segnalare, in particolare, la delicata esecuzione della serenata di terzo atto, eseguita a mezza voce, quasi sussurrata, e in perfetta simbiosi con l’accompagnamento orchestrale di impalpabile leggerezza. Ben tratteggiata, inoltre, la caratterizzazione del personaggio sulla scena.

Sven-Eric Bechtolf è bravissimo nel disegnare, con la giusta verve, il carattere del Pascià Selim, inamovibile nella sua austerità sino alla toccante catarsi finale.

Adeguati gli interventi dei solisti del coro, Silvia Spruzzola, Julija Samsonova, Luca di Gioia e Giorgio Valerio, preparati con professionalità dal Maestro del coro Giorgio Martano.
Accoglienze calorose al termine con punte di acceso trionfo per Pratt e Guggeis.

DIE ENTFÜHRUNG AUS DEM SERAIL
Singspiel in tre atti
Libretto di Johann Gottlieb Stephanie jn.
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

Selim Sven-Eric Bechtolf
Konstanze Jessica Pratt
Blonde Jasmin Delfs
Belmonte Daniel Behle
Pedrillo Michael Laurenz
Osmin Peter Rose
Servo muto Marco Merlini
Solisti del coro Silvia Spruzzola, Julija Samsonova,
Luca Di Gioia, Giorgio Valerio

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Thomas Guggeis
Maestro del coro Giorgio Martano
Regia Giorgio Strehler ripresa da Laura Galmarini
Scene e costumi Luciano Damiani
Luci Marco Filibeck
Movimenti mimici Marco Merlini

Foto: Brescia e Amisano – Teatro alla Scala